Tutta la storia del karate nasce direttamente dalla Cina. Bisogna almeno rivolgersi alla situazione socio-politica cinese del XVII secolo per capire a fondo il perché, della nascita di alcuni stili di karate e delle loro peculiarità.
Articolo tratto dal libro: "I segreti delle Arti Marziali - Aspetti interiori"
"…L'invasione dei Manchu, determinò la caduta dopo tre secoli di dominio della dinastia Ming e l'instaurarsi nel 1662 della dinastia Ch'ing. Allora i simpatizzanti della vecchia dinastia, trovarono come luogo ideale d'incontro gli impenetrabili monasteri, provocando così l'imperatore K'ang-Hsi che per reazione distrusse il tempio di Shaolin (1723).
Da quel momento in poi i monaci itineranti, senza fulcro spirituale, resero popolari le arti marziali determinando la nascita di moltissime scuole e stili.
Tra questi ultimi, si diffusero maggiormente quelli “duri”, perché più spettacolari rispetto agli stili “morbidi”, più mentali e quindi più difficili d'apprendere e da diffondere, ed inoltre col passare dei secoli gli stili esterni del sud della Cina cominciarono a differenziarsi da quelli del nord.
Le differenze sono sostanzialmente dovute alla diversa costituzione fisica della popolazione ed alle condizioni ambientali.
Nel nord gli abitanti erano in genere più robusti ed avevano gambe lunghe, adatte quindi a posizioni ampie e calci alti (stili Chang-Chuan).
Nel sud, ricco di fiumi e di coltivazioni di riso, bisognava saper combattere a bordo di una barca o in una risaia.
Per mantenere l'equilibrio in queste condizioni era necessario adottare posizioni stabili e calci a livello basso (stili Nan-Chuan).
L'influenza commerciale cinese in Asia determinò la diffusione degli stili esterni del nord e del sud della Cina, ed in particolare modo in un isola dell'arcipelago giapponese delle Ryukyu, fulcro del commercio mercantile del sud-est asiatico, Okinawa.
L'isola subì dapprima, nel quindicesimo secolo, la dominazione cinese, durante la quale, lo re Sho Shin per prevenire rivolte vietò con un editto del 1477 il possesso ed il porto delle armi, pena la morte.
Poi all'inizio nel 1609, l'isola fu conquistata dai signori giapponesi Kagoshila del clan degli Shimazu che dominavano la regione Satsuma situata all'estremo sud del Giappone, che mantennero il divieto delle armi e imposero il rigido regime del feudalesimo.
La nuova gerarchia politica impoverì i vassalli di Okinawa, contribuendo alla sgretolamento delle caste.
Le arti marziali, retaggio delle popolazioni nobili, vennero a contatto con i ceti popolari.
La secolare conoscenza nobiliare delle arti marziali ad Okinawa, fu essenzialmente dovuta agli stretti rapporti commerciali e politici che avvennero tra il 1372 e il 1866 con la Cina.
Esistono testimonianze che le delegazioni dell’imperatore in quel periodo approdarono ben 23 volte nell’arcipelago delle Ryukyu e a volte qualche funzionario cinese (mandarino) risiedeva per lungo tempo nelle isole Ryukyu.
Naturalmente non è escluso che anche alcuni commercianti di Okinawa e della Cina si siano reciprocamente scambiati nozioni sull’arte del combattimento.
Chiaramente non si crearono scuole di arti marziali, ma fu una trasmissione pressoché
continua, eclettica, esoterica e a piccoli gruppi, il che contribuì a differenziare gli stili anche all'interno dell'isola: Shuri-Te, Naha-Te, Tomorino-Te, secondo la regione d'origine.
Lo Shuri-Te fu influenzato dalle tecniche dure del Kempo cinese e si caratterizza per la sua attitudine offensiva.
Parlando di questa scuola non si può non menzionare Sokon Matsumura (1809-1899), primo maestro ad applicare e trasmettere un metodo sistematico di allenamento, preso in prestito anche dalla metodologia applicativa della scuola di spada Jigen ryu, di cui lui era adepto.
Dallo Shuri-Te deriva lo stile Shorin-Ryu attuale, conosciuto anche come Hakutsuro o stile del “cigno bianco”, insegnato dal Sensei Hohan Soken (1889-1973).
Le tecniche morbide del Kempo, il controllo della respirazione e dell'energia, influenzarono il Naha-Te, determinando in esso un carattere più difensivo, basato anche su tecniche di immobilizzazione.
Dal Naha-Te discesero due scuole la Uechi-Ryu fondata dal maestro Kanbun Uechi (1877-1948) ed una seconda, inizialmente senza nome, fondata dal Sensei Kanryo Higaonna (Naha 1853-1915).
Higaonna, onorato oggi come il fondatore del Karate d'Okinawa, tornò ad Okinawa nel 1881 dopo approfonditi studi in Cina a Foochow dal 1868.
Un suo successore, Chojun Miyagi (Okinawa 1888-1953) diede poi a tale scuola, il nome Goju (dura e morbida) e la esportò nelle Hawaii nel 1933.
Dal Tomorino-Te o Tomari-Te discendono le forme dello stile Shotokan, influenzate sia dallo stile Shuri-Te sia dal Naha-Te.
Con il termine Okinawa-Te o To-de, si designava l'intero complesso di queste scuole di combattimento.
Nel corso del diciannovesimo secolo, avvenne l'assimilazione delle isole Ryu-Kyu alla cultura giapponese.
Tale evento trasformò nuovamente il significato delle tecniche di combattimento.
Il maestro Choki Motobu (1871-1944) fu il primo maestro d'Okinawa ad esportare il To-Te in Giappone.
Nel 1905 in Giappone fu riconosciuto il valore educativo dell'Okinawa-Te e fu presa la decisione di insegnarlo nelle scuole, come materia ufficiale dei programmi d'educazione fisica.
Kanryu Higaonna e Anko Itosu (1830-1915) ebbero l'incarico di dirigere tale insegnamento ed operarono una certa formalizzazione del Do-Te.
In seguito il successo dell'Okinawa-Te ricevette una consacrazione ufficiale, allorché Gichin Funakoshi (1868-1957), che già aveva ottenuto consensi con delle dimostrazioni prima a Kyoto (1916) poi a Tokyo (1922), ottenne l'incarico di insegnare questa disciplina in alcune università.
Alcuni anni dopo, circa nel 1929, Funakoshi coniò il termine Kara-Te e fondò lo stile Shotokan (da Shoto, soprannome del maestro Funakoshi e da Kan, che significa casa).
Karate-Do significa la via (Do), della mano (Te), vuota (Kara), vuota indica lo stato mentale richiesto nella pratica delle arti marziali. “…L'imperatore On chiese quale fosse il principio della sacra dottrina (Zen); il monaco indiano Bodhidarma rispose: Un vuoto insondabile e niente di sacro.”